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9 Ottobre 2015

LE ISTITUZIONI PARLANO E I PREDATORI AGISCONO !


“Mentre i vari piani di cattura rimangono pura teoria (o almeno non se ne vedono gli effetti) i predatori continuano indisturbati nella loro opera di distruzione della nostra pastorizia. I parolai non servono a nessuno” !Durissima reazione del Vicepresidente toscano della Cia Enrico Rabazzi di fronte agli ennesimi attacchi di predatori

“Siamo di fronte ad uno scempio non trovo altre parole per descrivere quanto successo stanotte all’Azienda agricola di Antonio Zizzi in località Preselle nel comune di Scansano 15 pecore sgozzate ed altre 24 ferite e che dovranno essere abbattute più una pecora sgozzata presso l’azienda di Renato Cosimi a Marrucheti ma sia ben chiaro si tratta di scempio autorizzato”.Sono le prime parole del vicepresidente della Cia Toscana e Presidente di Grosseto Enrico Rabazzi alla notizia dell’ennesimo attacco da parte di predatori. “L’azienda Zizzi – continua Rabazzi – era già stata colpita in passato dal problema della “blue tongue” ed era riuscita a ripartire impegnandosi e indebitandosi, ora arriva questo colpo micidiale e forse fatale se si pensa che solo, e sottolineo solo, dal punto di vista strettamente economico ogni capo sgozzato o che dovrà essere abbattuto ha un costo tra i 200 e i 250€. Poi c’è tutto l’indotto che nessuno mai ripagherà”.

“Il famigerato piano di cattura dei predatori – ricorda Rabazzi – doveva partire a marzo poi, tra campagna elettorale ed elezioni ha continuato a slittare, il neoassessore all’agricoltura Remaschi aveva spostato la data a settembre ma a quasi metà ottobre ancora non si è visto niente. L’azienda Zizzi dal canto suo rispettava totalmente le linee guida della Regione con ben 8 cani da guardiania e i famosi recinti ma non è servito a nulla come a nulla servono i cartelli che Regione ed “animalisti part-time” (lavorano solo quando muore un predatore e riposano evidentemente quando muoiono le pecore) hanno messo nei pressi delle aziende per dire che lì si sta portando avanti il progetto regionale per la convivenza tra lupi e pecore. Ci sorge un dubbio: il problema non sarà per caso, la buttiamo lì, che i predatori non sanno leggere i cartelli? Da parte nostra possiamo dire una cosa – conclude Rabazzi –  non sappiamo se la convivenza tra lupi e pecore sarà mai possibile ma ora a rischio comincia ad esserci un’altra convivenza quella tra noi da una parte e istituzioni e animalisti “part-time” dall’altra. Il filo si sta per spezzare in modo irreparabile poi non basteranno tutti i cartelli del mondo a fermarci. Ora aspettiamo i fatti, le prossime prese di posizione, che siamo sicuri arriveranno, non le prendiamo nemmeno in considerazione”.



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