Claudio Capecchi: no allo stoccaggio di scorie nucleari in Toscana


Claudio Capecchi: no allo stoccaggio di scorie nucleari a Campagnatico o in altre zone della Toscana. La battaglia deve essere per tutta la nostra regione che gode di un territorio incontaminato e di un’agricoltura di eccellenza


Come Confederazione Italiana Agricoltori di Grosseto, in linea con quanto sostenuto da Cia Toscana e dalle varie Amministrazioni territoriali, esprimiamo il nostro totale dissenso all’ipotesi di costruire un sito per le scorie nucleari a Campagnatico. Una scelta di questo tipo – sostiene con forza il presidente di Cia-Grosseto Claudio Capecchi -non solo contrasta con l’impegno e il lavoro da sempre svolto da questa provincia per garantire un territorio incontaminato e prodotti genuini, ma andrebbe ad intaccare l’intera immagine della Maremma e più in generale di tutta la Toscana.

Non intendiamo scaricare il problema su altre zone- continua il presidente – ma questa possibilità non tiene a mente che questa terra vive di agricoltura e della, legittima, reputazione che tutti noi abbiamo saputo dare negli anni al nostro territorio. Abbiamo rispettato regole e vincoli, abbiamo lavorato onestamente e con fatica per garantire i canoni di salubrità e genuinità, ci siamo impegnati per tutelare il paesaggio e le sue tipicità e abbiamo cercato di fare della vita sana un modello da esportare. Elementi questi che sono diventati il motore di una economia dove l’agricoltura e il suo indotto, a partire dal turismo, sono centrali.

Se questa scellerata ipotesi trovasse concretizzazione, tutto quanto costruito negli anni verrebbe spazzato via. Poiché crediamo che il problema sia complesso e che, nel caso specifico, riguardi il futuro di tutta la nostra regione, sin da ora a fianco delle Istituzioni e delle altre Associazioni, intendiamo adoperarci per fare il possibile affinchè il Governo scarti questa ipotesi. Stoccare veleni a Campagnatico o negli altri siti ipotizzati in Toscana – conclude Capecchi – decreterebbe senza ombra di dubbio la fine di un territorio che oggi si regge prevalentemente su un’agricoltura di eccellenza,  produzioni di qualità e una vita sana grazie ad un patrimonio paesaggistico unico a livello internazionale”




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